La soppressione

Al profilarsi della rivoluzione francese, il vacillante Senato di Venezia trovandosi in difficoltà finanziarie, pensò di impadronirsi dei beni ecclesiastici. Fin dal 1702 infatti l'ambasciatore della Serenissima presso la Santa Sede, il nobile N. Erizzo, propose al Pontefice la soppressione di molti monasteri.

 

Clic per ingrandire

Mezzo secolo più tardi, nel settembre del 1768, un decreto del Senato dichiarava soppresse le comunità che non avessero dodici soggetti e questo significò per i monaci di Vedana la via dell'esilio. A nulla valsero le immediate proteste del Papa e gli altri ripetuti tentativi di venire a un accordo per via diplomatica.

Le prime comunità espulse furono le certose di Vedana e Padova: ai primi vespri della Natività di Maria, l'8 settembre 1769, cessò a Vedana il canto liturgico e i monaci si raccolsero nella Certosa del Montello. Purtroppo nel cambiamento la ricca biblioteca venne dispersa e l'archivio trasferito in parte a Venezia, nell'archivio di Stato ai Frari. I beni vennero messi all'asta e acquistati, per la somma di 101.000 ducati, dal patrizio Nicolò Erizzo, che trasformò il convento in fattoria, affidandolo alla famiglia Segato.

Nell'ex cella del procuratore, il 13 giugno 1792, da Benedetto Segato e da Giustina Lante di Belluno, terzo di tredici figli, nacque Girolamo Segato. Quella che di seguito viene narrata è una breve e doverosa biografia del più illustre e sfortunato sospirolese.

Dopo l'infanzia non particolarmente brillante trascorsa spesso in volontario isolamento, il giovane Girolamo cominciò a manifestare un carattere esuberante e vivace: praticò la pesca e la caccia, imparò a nuotare nel laghetto prospiciente l'ex‑monastero ed a cavalcare nelle praterie circostanti.

Riflessivo ed intelligente cominciò a studiare con l'aiuto del parroco di Sospirolo, don Antonio Bagini, ed a dedicarsi al primi rudimenti di chimica, botanica e mineralogia. La sua curiosità e il desiderio di apprendere lo conducevano spesso lontano da casa, seguito dal fedele Pietro Barp. Ritornato a casa dopo un breve periodo lavorativo come contabile a Treviso, tornò a dedicarsi agli studi presso il Liceo di Belluno ed ebbe come insegnante ed amico Tommaso Antonio Catullo, il celebre naturalista bellunese.

La soppressione del Liceo nel 1815 fu uno dei motivi che lo indussero a ripartire col desiderio di ottenere un lavoro, magari all'estero, che gli permettesse di allargare le proprie conoscenze e lo rendesse indipendente dalla famiglia che lo accusava di parassitismo.

A Venezia conobbe Annibale De Rossetti, dirigente di una grossa azienda commerciale al Cairo ed abile diplomatico, che gli offrì la possibilità di recarsi in Egitto ed il 14 ottobre 1818 sbarcò ad Alessandria.

Nel periodo dal dicembre 1818 all'aprile 1823 Girolamo Segato visitò, lavorando alla progettazione di canali, gran parte dell'Egitto; in questi viaggi compì molte e svariate osservazioni, a dimostrazione della sua versatilità, rilevò e descrisse monumenti antichi e si inoltrò anche in paesi pressoché inesplorati rilevandone l'ubicazione.

Durante il viaggio ad Assuan del 1820 nacque in lui il desiderio di conoscere le antichità egiziane ed aiutato dal barone Enrico Minutoli, che pubblicò i suoi disegni, iniziò scavi molto importanti intorno alla piramide a scaglioni di AbuSir, presso Saqqara. Nel 1821 preparò il materiale archeologico da spedire in Germania, che avrebbe poi costituito la base sulla quale fondare il Museo Egiziano di Berlino.

L'anno seguente, tra una spedizione e l'altra, lavorando presso il laboratorio farmaceutico dei De Rossetti studiò la preparazione dei papiri e dei colori dell'antico Egitto e iniziò le sue indagini sulla pietrificazione dei cadaveri. Il clima africano gli aveva però minato la salute e nella primavera del 1823 fu costretto a ritornare in Italia.

Sistematosi a Livorno, mentre stava progettando di tornare in Egitto, un incendio distrusse tutto il materiale che aveva lasciato al Cairo: collezioni scientifiche e archeologiche, i disegni e anche il giornale del suo soggiorno egiziano. Scoraggiato, rinunciò al progetto e decise di dedicarsi a lavori cartografici e alla pubblicazione dei materiali che aveva potuto portare con sé.

Accettò l'offerta della Banca di Associazioni Marittime De Rossetti di trasferirsi a Firenze come rappresentante della banca stessa ed entrò in rapporto con il circolo che faceva capo a Giovan Pietro Vieusseux.

Nel 1827 aveva pubblicato un primo fascicolo di saggi pittorici, geografici, statistici, idrografici e catastali sull'Egitto, che però non ebbe l'accoglienza sperata ed inoltre il suo socio, l'ingegnere Lorenzo Masi, fuggì in Francia con il denaro raccolto, il materiale ed i disegni pronti per la pubblicazione dei fascicoli successivi. La nomina di Annibale De Rossetti a console di Firenze ad Alessandria lasciò Girolamo Segato senza lavoro e senza appoggi, se si eccettua l'aiuto del padre.

Dopo la pubblicazione di una carta dell'Africa Settentrionale e di un'altra della Toscana, con buon successo, ma con scarso risultato economico, tornò a dedicarsi allo studio sulla pietrificazione che gli rese maggior popolarità che non i suoi viaggi e i suoi studi geografici.

Alcuni studi chimici, iniziati in Egitto e ripresi a Firenze, gli permisero di scoprire un sistema per conservare intatti, mediante pietrificazione, corpi animali o umani o parti di essi anche molli, senza alterazione di forme, di volume e di colore. Tale scoperta suscitò grande scalpore, ma anche invidie e gelosie: un tentativo di scasso nel suo laboratorio lo indignò a tal punto da fargli distruggere tutti i suoi scritti sull'argomento.

Proprio nel 1836, allorché ebbe finalmente l'autorizzazione di Gregorio XVI, il bellunese Mauro Cappellari, a continuare gli studi nello Stato Pontificio, fu colpito da polmonite e la sera del 3 febbraio mori "in Firenze, che lo volle sepolto presso l'itale glorie": la tomba si trova nel chiostro della Chiesa di Santa Croce.

Quello che resta della sua opera e che non è andato distrutto in seguito all'alluvione del 1966 è conservato nel Museo di Storia delle Scienze di Firenze.

Presso il Museo Civico di Belluno è custodito tuttora del materiale interessante, tra cui una testa mummificata di giovane donna ed una mano pietrificata, donate nel centenario della morte dai signori Andrea e Giacomo Segato.

Presso la Certosa di Vedana si trova una lapide collocata dal municipio di Belluno, nella ricorrenza del centenario, che lo ricorda come "uno dei più animosi investigatori delle antichità egiziane, cartografo, chimico, naturalista, contese alla corruzione i tessuti animali, contristato, non domo dall'avversa fortuna".

Nel 1825 la Certosa passò, per testamento dell'Erizzo, alla nipote Matilde, figlia del principe Andrea e moglie del marchese Araldi di Cremona. Trentanove anni più tardi ne divenne proprietario il bellunese Andrea Segato, e infine la figlia Corinna, prima che Vedana ritornasse ai certosini.